desiderio
16 Febbraio 2021

Giulio Cesare, nel “De bello gallico”, racconta che “desiderio” viene da desiderantes. Venivano chiamati così i soldati sopravvissuti al campo di battaglia, che sotto il cielo stellato attendevano il ritorno dei propri compagni, ancora impegnati nella battaglia.

L'etimologia ci indica una mancanza: “sidera” sono le stelle, mentre il “de” è un prefisso privativo.

Desiderare quindi, presuppone innanzitutto metterci in attesa, in attesa di qualcosa che ci manca. E farlo concedendoci un’esperienza che metta in conto il rischio dello smarrimento, della perdita, di non ritrovarsi più.

Anche in un momento in cui la pressione generale ci dice di stare fermi, di non guardare oltre, di sopravvivere, il desiderio è un imperativo, un movimento verso il futuro, un sentirsi tirati da qualcosa che ci porterà gioia e felicità, qualcosa che noi ora ancora non conosciamo, perchè non conosciamo ancora chi saremo quando il desiderio sarà realizzato.

Mettiamo in contatto i nostri desideri con la realtà allora.
Lasciamo che, come semi, entrino nella terra per fiorire, portandoci a riempire i vuoti con nuovi colori, sapori e conoscenze, di noi stessi e del mondo intorno a noi.

(ispirati da "La forza del desiderio" di Massimo Recalcati")