consapevolezza
1 Febbraio 2021

"Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?”
I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”
[David Foster Wallace, 2005, Cerimonia delle lauree, Kenyon College]

C’è una consapevolezza quotidiana che possiamo coltivare, seppure con fatica?

È quella su noi stessi, sull’attenzione a ciò che facciamo. Togliendo quel pilota automatico che ci fa muovere, scegliere, produrre, comprare, fare costantemente e spostandoci sul piano dell’essere, partendo da ciò che è più scontato – la nostra acqua.

Nella meditazione, partendo dal nostro nostro respiro: senza riserve, senza farci condizionare da preferenze o antipatie, opinioni, pregiudizi, proiezioni o aspettative.

Quando riusciamo a rimanere concentrati su noi stessi, anche per brevi periodi di tempo, di fronte agli stimoli mondani esterni, senza sentire la necessità di rivolgerci altrove per qualcosa che ci completi o ci renda felici, possiamo riconoscere e sentirci come a casa nostra indipendentemente da dove ci troviamo, in pace con le cose così come sono, un momento dopo l’altro.

Come diceva David Foster Wallace, nella "consapevolezza di ciò che è cosí reale e essenziale, cosí nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi:
«Questa è l’acqua, questa è l’acqua!»”