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Lorena Atzori

Non amo essere definita e definirmi.

Nei miei 20 anni di esperienza in azienda ne ho cambiati di “Job titles” e ogni volta era necessario, certamente, perché potessi far capire a chi lavorava con me quale era il mio ruolo all’interno dell’organizzazione. Ma questo non era assolutamente sufficiente a descrivere cosa davvero facevo, chi ero, e in che modo sceglievo di declinare quel ruolo, in che modo io stavo in quel ruolo e in quella organizzazione.
Le persone mi avrebbero conosciuta, col tempo, e avrebbero capito piano piano cosa facevo, creandosi aspettative, stupendosi o restando delusi, facendo paragoni con altre persone incontrate in quello stesso ruolo.

Ora che ho deciso di stare fuori dagli organigrammi aziendali, mi tolgo lo sfizio di non volerlo un Job Title.
Del resto, non essendo all’interno della stessa organizzazione, abbiamo poco tempo per conoscerci. E dirvi che sono una “coach” per esempio, riporterà in ognuno di voi un contenuto diverso, che ripescherete dalle vostre esperienze, dal vostro passato, da ciò che vi è stato raccontato, da qualcosa che insomma sapete già. E non scoprireste nulla di me.
Allora vi chiedo un po’ di pazienza ora – perché nelle prossime righe cercherò di raccontarvi cosa faccio e in che modo lo faccio.

(Per chi di voi non ha proprio tempo ora, qui accanto trovate titoli e ruoli nel mio cv.)

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La mia è una professione di  cura.
Mi occupo cioè di avere cura delle persone, accompagnandole, sostenendole e rendendole autonome nel trovare il proprio personale ed efficace modo di prendersi cura di sé.

Questo vale sia quando i miei interventi si svolgono all’interno delle aziende sia quando invece lavoro direttamente con i privati, in gruppo o individualmente.

Quando ancora lavoravo in azienda e mio figlio era piccolo, mi chiese di spiegargli il mio lavoro da “HR Manager”: io, credendo di essere semplice e quindi accessibile, gli risposi che in azienda avevo il ruolo di prendermi cura dei dipendenti.
E lui mi chiese “gli dai le medicine?”… Ecco, la mia “cura” non era allora e non è ora “dare le medicine”, ma piuttosto fare prevenzione e far trovare ad ognuno dentro di sé le proprie “medicine naturali”, per avere un sistema immunitario (personale e professionale) forte e creare con le proprie risorse una serie di pratiche consolidate con cui fare costantemente manutenzione del suo ben-essere. Attraverso la relazione, mi pre-occupo di mettere in condizione gli altri di recuperare le proprie risorse, investire sui propri talenti, trovare il proprio posto nel mondo.

È un approccio prevalentemente filosofico.
(Lo so che questa parola fa un po’ paura - soprattutto paura di annoiarsi - e mi è stato consigliato anche di non usarla in un sito web, per non parlare della pagina di presentazione, quindi vi rassicuro: niente di accademico).

La filosofia è la mia passione, il mio modo di interrogarmi sul mondo e il mio modo di osservare.
Alla filosofia ho affiancato, negli anni, l’esperienza aziendale. Prima di comunicazione poi di risorse umane. Una bella palestra, che mi permette ora di lavorare all’interno delle aziende standone fuori, comprendendo il loro linguaggio e le loro logiche ma potendo portare un punto di vista esterno, e quindi libero e innovativo.
Per natura, porto con me una componente di creatività e innovazione che metto in ogni cosa che faccio. Sennò mi annoio in fretta, lo confesso. E quindi penso di annoiare anche voi, e questo non va bene. Perché la noia non aiuta né nell’apprendimento né nella scoperta.

Ecco perché ogni percorso che creo, ogni intervento che faccio, non è mai uguale a quello precedente.

Mi piace viaggiare, leggere e studiare. Mi piace stare nella natura, immergermi nell’arte, dipingere, scrivere e conoscere sempre cose nuove. Mi piace ascoltare le persone, usare tutti i sensi per sentire il mondo e ascoltare la musica rock (parecchio rock).
Mi piace lo sguardo e il sorriso che vedo nelle persone quando arrivano ad una scoperta, a capire qualcosa in più di sé, quando si fermano e, improvvisamente, si accorgono che qualcosa è cambiato in loro.
Non mi piacciono la motivazione ad ogni costo, gli sforzi inutili, le soluzioni universali di tutti i mali, le risposte preconfezionate, le formule “bruciagrassi” in 3 minuti. Non mi piace stare su un piedistallo, né ferma né in alto, giudicare, sentirsi arrivati. Non mi piace fare promesse, né usare un unico metodo.
Ognuno di noi è diverso ed ognuno di noi ha la sua strada, quella con un cuore, da riscoprire e da percorrere. Sono qui per ricordare a chi lo vorrà come farlo.

Unisco la mia esperienza in azienda, la spiritualità che coltivo e la filosofia come approccio di riflessione al servizio di persone e organizzazioni che vogliano recuperare risorse sostenibili ed ecologiche per percorrere la propria strada nella consapevolezza e fuori dalle regole preconfezionate e standard nelle quali spesso ci si incastra e ci si perde.

Keep on rocking” è la formula magica, l'invito a sentire il proprio ritmo interiore e  ballarci dentro, con gioia e fiducia.

 

 

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